A 90 anni di età, dopo una lunga malattia, René Kaёs ci ha lasciati. La sua scomparsa ci fa sentire un vuoto che solo il pensiero dell’immenso contributo delle ricerche e delle scoperte che ci lascia può aiutarci a lenire.
Kaёs è stato un grande maestro, un esploratore e innovatore della psicoanalisi dei gruppi e delle famiglie ma anche un ricercatore dello spazio interno individuale.
Le nozioni di gruppi interni e di gruppalità psichica hanno costituito la base del suo modello dell’apparato psichico gruppale, proposto alla fine degli anni ’70, che permette di “pensare con gli enunciati della psicoanalisi, strutture, luoghi, economie e dinamiche della psiche che si trovano alla congiunzione della realtà psichica del soggetto e di quella del gruppo”(Kaёs, 2016). Questo modello ha permesso il superamento dell’opposizione soggetto/gruppo proponendo concezioni quali la struttura gruppale della psiche o la strutturazione gruppale dell’inconscio a partire da una rielaborazione rigorosa del pensiero freudiano da cui prendono origine tutte le sue ricerche.
Kaёs aveva fatto inizialmente parte del Quarto Gruppo, piccola Società Psicoanalitica fondata da Piera Aulagnier e, successivamente, nel 1962, si era legato ad Anzieu fondando il CEFFRAP (Cercle d’Etudes Français pour la Formation et la Recherche Active en Psychologie) portando il suo interesse dall’analisi dei fenomeni di gruppo secondo una matrice psicosociologica, all’esplorazione della realtà psichica con la psicoanalisi.
Nel corso degli anni, questo progetto acquisirà una portata più generale, partendo dall’esperienza dell’approccio psicoanalitico esteso a configurazioni plurisoggettive, reinterrogando l’inconscio, la realtà psichica inconscia, realizzando una sorta di rivoluzione che arriva a una trasformazione “nella concezione dell’inconscio, delle sue formazioni e dei suoi processi e negli effetti della soggettività ad essi legati fino a una metapsicologia generale alla quale contribuiscono tutte le applicazioni della psicoanalisi” (Kaёs, 2015).
È stato, successivamente, professore di psicologia clinica e psicopatologia all’Università di Aix-Marsiglia e, nel suo ruolo di professore emerito all’Università Lumière Lyon 2, diresse il Centro di Ricerca in psicopatologia e psicologia clinica.
Possiamo dire che Kaёs abbia rappresentato una voce significativa e approfondita di quello spostamento di attenzione, che è andato manifestandosi nella psicoanalisi a partire dagli anni ‘70-‘80, da una prospettiva unipersonale ad una intersoggettiva.
Egli ha descritto tre dimensioni dello spazio della realtà psichica: una intrapsichica, nota a tutti, un’altra interpsichica, che riguarda lo spazio psichico tra i soggetti del legame ed una terza, transpsichica, che si trasmette attraverso i soggetti e i loro legami. I limiti tra questi spazi non sono stabili e il soggetto compie un doppio lavoro psichico verso l’interno e verso l’esterno, l’intersoggettivo, che si allarga al sociale ed al culturale.
Negli anni ’90 il suo progetto iniziale si ampliò e prese lentamente forma, mantenendo l’inconscio o la realtà psichica inconscia come ipotesi costitutiva della psicoanalisi, una vera e propria riformulazione della metapsicologia psicoanalitica e dei concetti chiave di alleanza inconscia, legame e soggetto del legame e più in generale di intersoggettività, strettamente legati tra loro.
Sarà il concetto di alleanza inconscia a costituire la pietra angolare per una maggiore comprensione psicoanalitica delle condizioni intersoggettive della formazione dell’inconscio e dell’inconscio del legame, del soggetto dell’inconscio e del soggetto del legame.
Nella sua proposta, vi sono tre spazi psichici che possono essere identificati e analizzati in un dispositivo psicoanalitico: lo spazio psichico del soggetto, lo spazio psichico del legame e lo spazio psichico del gruppo.
Il postulato, quindi, di una politopia dell’inconscio, di un’ectopia, fondato sull’idea che l’inconscio non sia interamente contenuto nei limiti ristretti dell’apparato psichico individuale, implica una riformulazione metapsicologica proprio a partire da questi tre spazi della realtà psichica inconscia.
Kaës è giunto a proporre un terzo tema: una dinamica e un’economia specifiche di questo terzo tipo di metapsicologia. Nelle sue parole, l’affermazione principale di tale metapsicologia è che: “l’inconscio del soggetto è sia intrapsichico che extrapsichico: è nel soggetto e tra i soggetti, dove appartiene all’altro e a più di un altro; ed è al di fuori del soggetto, nel legame come spazio specifico: una coppia, una famiglia, un gruppo, un’istituzione”.
Questo terzo tipo di metapsicologia è quindi in grado di spiegare le condizioni intersoggettive della formazione dell’inconscio, il cui status deve quindi essere riconsiderato.
All’interno di questa nuova descrizione dello spazio psichico, anche il sogno va pensato in modo diverso e, a questo riguardo, Kaёs ha introdotto la nozione di spazio onirico comune e condiviso e quello di polifonia del sogno. Il primo mette in questione l’idea di uno spazio psichico chiuso e specifica la consistenza degli spazi intrapsichici, interpsichici e transpsichici del sogno per articolarli tra loro. Kaёs suppone, inoltre, l’esistenza di un secondo ombelico del sogno che si nutre del micelio intersoggettivo e sorge dall’inconscio dello spazio psichico comune e condiviso.
Il sogno si organizza, quindi, come combinazione di più voci o di più parti di voci. “Il sogno, la più intima e la più egoista delle nostre produzioni notturne, il più banale dei nostri sintomi, si tesse nella trama polifonica della nostra interdiscorsività” (Kaёs, 2004).
Significativa è la concezione del legame espressa da Kaёs: “la realtà psichica inconscia specifica costruita dall’incontro tra due o più soggetti, il legame, è il movimento più o meno stabile degli investimenti, delle rappresentazioni, delle azioni che associano due o più soggetti per la realizzazione di alcuni desideri… distinto da quello che organizza lo spazio intrapsichico del soggetto singolo, la logica del legame è quella delle inclusioni e delle esclusioni reciproche” (Kaёs, 2008).
Il concetto di alleanze inconsce (2009) rappresenta uno dei concetti cardine della sua metapsicologia: formazioni psichiche intersoggettive “costruite dai soggetti di un legame per rafforzare in ciascuno di essi e stabilire alla base del loro legame gli investimenti narcisistici e oggettuali di cui hanno bisogno. I processi, le funzioni e le strutture psichiche che gli sono necessarie e che sono generate dalla rimozione o dal diniego, dal rigetto o dal disconoscimento.” “Le alleanze inconsce sono l’agente e la materia della trasmissione della vita psichica tra le generazioni e tra i contemporanei, ognuno di noi è soggetto dell’Inconscio per effetto delle alleanze inconsce” (Kaёs, ivi).
Nello scorso decennio l’apporto più significativo della ricerca di Kaёs è stato quello di proporre un’estensione della psicoanalisi (2015) che comporta una modificazione dell’idea del soggetto dell’inconscio: l’inconscio del soggetto, allo stesso tempo, intrapsichico ed extra topico, è nel soggetto e tra i soggetti ed è fuori soggetto, nel legame. Egli propone una topica di terzo tipo: “lo spazio psichico allo stesso tempo, specifico, aperto e malleabile non è applicabile solo al soggetto singolare… è necessario costruire una topica di terzo tipo per prendere in considerazione il carattere, allo stesso tempo eterogeneo, ectopico, eterotopico e politopico, dell’Inconscio”.
Kaёs ci ha fatto vedere come la psicoanalisi dai tempi di Freud sia cambiata e come la conoscenza dell’Inconscio non sia compiuta, come sia necessaria una revisione della metapsicologia ogni volta che la nostra concezione della psiche, nella sua genesi, nel suo funzionamento venga messa in questione ed ogni volta che viene ad essere modificata la pratica della psicoanalisi nei nuovi dispositivi, anche diversi da quello della cura individuale.
Kaёs ci ha lasciato una grande eredità, ci ha insegnato a guardarci intorno, a non temere di mettere in discussione il nostro sapere, ha aperto una strada che indica la vitalità della psicoanalisi e che potrà essere ancora aperta e percorsa da chi vorrà continuare ad esplorare e a raccogliere il testimone riguardo alla necessità -da lui indicata-di scoprire altre modalità della trasmissione dell’esperienza dell’inconscio.
Concludo con queste sue parole: “La necessaria critica del sapere e del saper-fare della psicoanalisi è una delle risposte feconde alle critiche che le vengono indirizzate ed agli attacchi di cui è oggetto. È così che la psicoanalisi resta viva.” (Kaёs, 2015)







