Il sonno nei bambini

di Claudia Fiore e Flaminia Vacchini

Se un bambino manifesta un disturbo del sonno è necessario consultare uno specialista?

E’ molto frequente che i bambini manifestino delle difficoltà nell’ambito del sonno. A volte sono soltanto degli episodi passeggeri legati ad un momento di particolare stanchezza o di stress, come l’inserimento all’asilo, la nascita di un fratellino, il cambiamento di consolidate abitudini familiari.
Altre volte invece la situazione diventa più difficile da gestire perché la problematica compare con maggiore frequenza e intensità.
L’intervento di uno psicoterapeuta infantile può divenire allora uno strumento prezioso per aiutare la famiglia ad andare oltre il sintomo espresso, provando a dare un significato emotivo al disagio che il bambino sta esprimendo.

Lettone si…o lettone no?

Capita spesso che il bambino appena nato venga fatto dormire nella stessa stanza dei genitori: complice una buona dose di stanchezza, la condivisione di uno stesso ambiente può essere la soluzione più comoda e più funzionale per occuparsi del piccolo. Man mano che il bambino cresce cambieranno le sue esigenze e poco alla volta sarà pronto per poter dormire nella sua cameretta.
Questo passaggio non avviene sempre in maniera semplice e oggi sono molte le famiglie che adottano la pratica del cosleeping anche per dei tempi molto lunghi.
Non esiste “il modo giusto” per dormire, ma esistono degli spazi personali che ciascuno in famiglia dovrebbe poter riconoscere, accettare e tollerare.
Si deve considerare importante poter dare al bambino fiducia nelle sue capacità e offrirgli uno spazio privato (la sua stanza/il suo letto) in cui possa cominciare a dare l’avvio alla sua persona distinta da quella dei genitori.

Incubi e risvegli frequenti: mi devo preoccupare?

I bambini, soprattutto se molto piccoli, non sono in grado di esprimere il proprio stato d’animo attraverso le parole, per cui il più delle volte lo fanno tramite il linguaggio del corpo. Addormentarsi è un momento delicato, nel quale entrano in gioco diverse componenti emotive: bisogna rilassarsi e lasciarsi andare.
Si tratta di comportamenti non sempre facili da attuare perché implicano una separazione dalle figure di riferimento, ma anche un allentamento del controllo cosciente che i bambini esercitano sul proprio ambiente di riferimento durante il giorno.
In alcuni momenti evolutivi (dentizione, addestramento al vasino, inserimento al nido, eventi traumatici tipo traslochi o lutti ma anche nascita di un fratellino) i bambini possono dimostrarsi più “sensibili” e non è infrequente che manifestino la propria sofferenza con risvegli improvvisi e angosciati.
È sempre importante contestualizzare la situazione in cui la “crisi” si manifesta per poter aiutare il bambino a superarla. Nei casi in cui il malessere si protragga e si osservino altri sintomi, il confronto con uno psicoterapeuta infantile può essere sicuramente utile ed efficace.

Quando è il momento di andare a dormire… mio figlio si riattiva. Che fare?

Il rifiuto di andare a letto all’orario stabilito dai genitori determina inevitabilmente un ritardo nell’addormentamento e, quindi, una riduzione nella durata totale del sonno. Se questo atteggiamento non viene affrontato, a lungo andare un bambino che dorme poco o male potrebbe presentare problematiche di varia natura, soprattutto di tipo comportamentale (disattenzione e/o iperattività) e cognitivo (difficoltà di apprendimento e memoria).
I bambini che “si risvegliano” al momento di andare a dormire segnalano che probabilmente non si sentono sufficientemente tranquilli nell’affrontare e nel gestire la separazione; in questi casi potrebbe essere importante che il genitore non rimproveri il piccolo, ma accolga la sua difficoltà parlandone (se l’età lo permette), oppure coinvolgendolo nella gestione del conflitto, escogitando magari assieme a lui dei gesti (lettura di un libro, condivisione di racconti) che lo possano meglio accompagnare nel distacco dalle sue attività quotidiane e dai suoi affetti.
E’ importante non sottovalutare queste manifestazioni comportamentali e aiutare il bambino a rispettare certe regole e limiti che l’adulto di riferimento gli pone. Questo servirà non solo a favorire un riposo più efficace affinché il bambino possa affrontare in modo più coinvolto le attività che svolge quando è sveglio, ma anche a fornirgli quel giusto limite che lo aiuti a non assumere atteggiamenti onnipotenti ed “autarchici”.

Nostro figlio adolescente dorme sempre…non riusciamo a buttarlo giù dal letto!

Per gli adolescenti il sonno riveste una doppia valenza: da un lato è una difesa e può rappresentare una modalità regressiva con cui i ragazzi contrastano quei sentimenti di tristezza e confusione che spesso li assalgono in modo tanto imprevisto quanto intenso. Dall’altro conserva quelle caratteristiche di “recupero” delle energie psico-fisiche (in adolescenza l’organismo va incontro a modificazioni importanti quanto quelle della primissima infanzia) ed è un’occasione per entrare in contatto con il proprio mondo interno attraverso una maniera più simile al gioco infantile, ovvero sognando.
Sebbene le alterazioni del sonno negli adolescenti richiedano un approccio particolarmente attento in quanto, a volte, possono costituire un segnale d’allarme che rimanda all’emergenza di difficoltà psicologiche ben più complesse, in altre occasioni un eccesso di sonno può anche racchiudere una valenza evolutiva. L’adolescenza è infatti una fase della vita estremamente delicata in quanto prevede l’abbandono delle “certezze” infantili a favore della costruzione di un avvenire in cui l’orizzonte è confuso e la strada ancora da definire. Proprio per questo molto spesso i ragazzi vanno incontro a momenti di empasse, che segnalano proprio la difficoltà a divenire soggetti delle proprie scelte. La possibilità di attraversare queste sensazioni potendo contare sul riconoscimento della propria sofferenza da parte dell’adulto è indubbiamente un elemento facilitante per la risoluzione positiva di queste crisi.
Sarebbe opportuno rivolgersi ad uno psicoterapeuta dell’adolescenza laddove, oltre alla ipersonnia, si presenti anche una riduzione della vita sociale e un forte disinvestimento nell’ambito scolastico: il colloquio con uno specialista potrà infatti aiutare i genitori a orientarsi su come meglio interpretare i comportamenti del proprio figlio.

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