Coronavirus: il muro di Berlino

Tutti noi sappiamo che il coronavirus è un virus molto aggressivo e contagioso , che può dare gravi complicazioni mediche con esiti infausti. Da esso cerchiamo di non contagiarci e di non contagiare, seguendo rispettosamente le indicazioni sanitarie. Ma cosa rappresenta dentro di noi?

È lo sconosciuto persecutore interno da cui allontanarci e pertanto massicciamente proiettato all’esterno. Certamente esiste una pandemia, una realtà esterna pericolosa da fronteggiare, che ci invita a questa proiezione.

Scriveva Winnicott  (1969) che l’individuo sano è capace di contenere tutti i conflitti che emergono da dentro e da fuori di sé, malgrado vi sia sempre necessariamente una guerra reale o potenziale lungo una linea centrale ai cui lati si organizzano raggruppamenti di elementi benigni e di elementi persecutori. Nella realtà psichica interna la “guerra” è arginata dal fatto che gli elementi benigni, così come quelli persecutori, possano essere esportati o proiettati. Clinicamente sono presenti due eventualità: da una parte la conflittualità dell’individuo è concentrata nella realtà psichica personale, tutta la responsabilità viene assunta, gli elementi benigni e gli elementi persecutori coabitano. L’umore è quindi depresso. All’altro estremo la guerra potenziale non può essere tollerata e l’individuo ne cerca una rappresentazione nella società. Nello stato depressivo che è parte della personalità normale, si riesce a tollerare lo stato di “guerra” potenziale. 

 “E’ come se ci fosse un muro di Berlino. La pace (interna)  dipende dalla temporanea efficacia della linea che divide le forze opposte ; è la quiete che si instaura fra i periodi in cui il muro cessa di segregare il bene dal male.” (Winnicott  DW ( 1969). Il muro di Berlino. In: Dal luogo delle origini. Cortina,1990).

 Penso ai miei pazienti: alcuni si rifugiano nel ritiro della loro casa e troncano qualsiasi tipo di comunicazione virtuale, persino con l’analista e, paradossalmente, stanno meglio perché il loro persecutore adesso è conosciuto, ha un nome, coronaviruscovid-19, e nel ritiro fisico e psichico provano sollievo perché la grave realtà  esterna li allontana dal loro conflitto interno. Ma è solo una temporanea sospensione. Altri esplodono in manifestazioni patologiche , prima tenute sotto controllo e ben compensate, di aggressività maniacale contro il governo o l’altro minaccioso che contagia, o contro gli stessi psicoterapeuti, prima investiti di una onnipotenza magica, e ora investiti di una persecutorietà  magica perché nel loro inconscio non hanno saputo ripararli dalla violenza della realtà esterna. Altri ancora negano la pericolosità della pandemia, così come negano la loro realtà interna persecutoria e assumono atteggiamenti narcisistici controfobici di sfida e irresponsabilità che minacciano l’altro. Per quanto riguarda i bambini, molto dipende da come i genitori riescono a non proiettare sui figli le proprie angosce, tenendoli  al riparo dalle minacce della realtà interna ed esterna. Comunque tutti coloro che hanno costruito un valido rapporto terapeutico sentono il bisogno di restare in contatto con l’analista, quasi a non perdere il contatto con una realtà interna rassicurante che non può essere perduta e che trova vie di comunicazione telematica.

Tutti ci troviamo difronte a uno smarrimento causato non solo dalla minaccia della malattia e della morte, ma anche dalla assenza del contatto corporeo sensoriale con le relazioni affettive interpersonali che hanno costituito la nascita del nostro Sé. L’isolamento a cui siamo sottoposti ci convoca a utilizzare aspetti mentali più evoluti, che non sempre si hanno le risorse di riattivare.

Forse ci può aiutare il tollerare la percezione della nostra fragilità e del nostro umore depresso, associati alla ritrovata fiducia nel Sistema Sanitario Italiano, fra i migliori al mondo, nonostante la carenza di risorse economiche a cui è andato incontro negli ultimi anni, assieme alla fiducia nella coscienza civica di ciascuno di noi.  Penso che questo possa contribuire a mantenere quell’integrazione psiche-soma, quel “godimento dell’unità psicosomatica dell’esperienza” , di cui D.Winnicott (1971) ha tanto teorizzato, che si traduce nella capacità di vivere la paura e lo smarrimento nella nostra psiche senza la necessità di scaricarla nel corpo attraverso l’indebolimento delle difese del sistema immunitario. Il  sistema immunitario così rafforzato farà da protettore e da argine al nemico coronavirus.

dr.ssa Rosa D’Agostino

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